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L'intervento si inserisce in un programma più ampio di risanamento del quartiere Tamburi, in una logica di rigenerazione urbana attenta ai principi dello sviluppo sostenibile.
Il quartiere, le cui criticità ambientali legate alla vicinanza dello stabilimento siderurgico sono note, è racchiuso in un perimetro rigido che lo isola dal resto della città: a Sud e a Est dalla linea ferroviaria FSE per Martina Franca, a Ovest dal cimitero. L'area di intervento si trova proprio al confine Sud, lungo la ferrovia che separa il quartiere dal vicinissimo Mar Piccolo, impedendo di fatto ogni relazione qualificata tra città e mare.
In questo contesto, il completamento dell'area direzionale/mercatale assume un significato che supera quello di semplice prosecuzione dell'intervento avviato nel 2010. Nella fase di rilancio socio-culturale e urbanistico che Taranto sta attraversando, il progetto è chiamato a diventare un progetto pilota per un nuovo modello di sviluppo sostenibile e di economia circolare.
Non si tratta quindi di un mero completamento, ma di una riqualificazione dell'intero comprensorio, coerente con i principi guida del piano urbano: recupero funzionale degli spazi pubblici e collettivi, comfort ambientale, accessibilità e mobilità interna, mobilità sostenibile, sicurezza.
L'obiettivo è fare di quest'area non solo uno spazio completato, ma un vero attrattore a scala urbana, non solo di quartiere. Per raggiungerlo, il progetto trasforma una semplice copertura in una vera e propria METAFORA, capace di andare oltre la funzione tecnica per farsi racconto e visione: le falde inclinate, retaggio della monocultura industriale, lasciano il posto a un'alternanza sinuosa di curve che evoca le onde dei due mari da cui la città è nata e a cui oggi torna a guardare con nuova consapevolezza. L'acciaio non è più l'unica soluzione strutturale, ma convive con travi in legno lamellare ecosostenibile, ad alta durabilità e valore estetico; il grigio delle lamiere grecate cede il passo a guaine ecologiche e riflettenti dai colori chiari.
È così che il capannone dall'aspetto industriale si trasforma nel SIMBOLO stesso della RINASCITA di Taranto: dalla monocultura industriale alla ritrovata CULTURA DEL MARE. Non un semplice edificio riqualificato, quindi, ma un segno tangibile del passaggio della città verso una nuova identità.